Giovedì 08/12/2016, Sa Curtigia di M. Tiscali – P. Doronè – Su Praicargiu – Scala Cucuttos – Doloverre.


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Ovili e "scale" intorno al villaggio di Tiscali.


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Tipologia escursione: E
Ore di percorrenza: 5
Dislivello in salita: 300
Dislivello in discesa: 300
Cartografia I.G.M. relativa:
Foglio 500 sez: II DORGALI
Foglio 500 sez: III OLIENA


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Escursione dell'11/12/2016, Dorgali: Bocca di Irghiriai – Monte Bardia – Buccaentu – Scala Omines – Galleria Vecchia.


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Le antiche piste fra Dorgali e Cala Gonone.


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Tipologia escursione: E
Ore di percorrenza: 5
Dislivello in salita: 300
Dislivello in discesa: 300
Cartografia I.G.M. relativa:
Foglio 500 sez: II DORGALI


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Mì'
... like a walk in the rain...

... always.. country roads...

Muvrini, "A voce rivolta"


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Il tasso (Longu fresu)
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Taxus baccata L.
Taxaceae
Tasso, Albero della morte

Deutsch: Europäische Eibe
English: Common Yew
Español: Tejo común
Français: If



Forma Biologica: Fanerofite arboree.
Piante legnose con portamento arboreo.

Descrizione:
Albero sempreverde, per lo più dioico, di terza grandezza (mesofanerofita), senza canali resiniferi, alto sino a 15-25 m, o un arbusto policormico. Molto longevo (fino a ca 2000 anni), con crescita inizialmente rapida, poi molto lenta.
Chioma largamente piramidale espansa di colore verde cupo con rami divaricato-orizzontali e ramuli penduli all'estremità.
Tronco eretto tozzo ramoso sin dalla base. Con l'età assume un aspetto gracile in rapporto con la chioma, relativamente bassa e ampia.
Corteccia liscia, sottile, di colore bruno-rossiccio, che negli esemplari più vecchi diventa bruno-grigiastra, ed è solita a staccarsi a placche o a strisce longitudinali. Gemme molto piccole, ovoidi, verdi.
Foglie (0,2-0,3 x 2,5 cm) persistenti, aghiformi, disposte in due file a spirale ai lati dei rametti e che per distorsione del picciolo risultano subopposte o subdistiche. La lamina è lineare appiattita e un po' falcata, con apice mucronata ma non pungente, di colore verde scuro e lucida sulla pagina superiore, giallastra su quella inferiore, marcata da due strisce stomatifere più chiare. La venatura centrale è molto prominente su entrambi i lati.
Coni disposti all'ascella delle foglie in piante separate, i maschili riuniti in amenti globosi gialli con 4-6 squame staminali peltate contenenti ciascuna 4-8 sacche polliniche, avvolte prima dell'antesi da squamette bruno-rossicce; i femminili solitari o appaiati, gemmiformi, verdi, disposti all'apice di un rametto e circondati anch'essi da un involucro di squamette persistenti che proteggono l'unico ovulo. Il tegumento dell'ovulo si sviluppa dopo l'impollinazione e da origine in 6-9 mesi ad un frutto simile ad una bacca (arillocarpo), formata da una caratteristica coppa carnosa (arillo), prima verde, rosso viva a maturità e che copre parzialmente un grosso seme (6-7 mm) nero ovoide, appuntito e legnoso.
L'impollinazione: anemogama
Numero cromosomico: 2n=24



Distribuzione:
Di tipo paleotemperato (eurasiatiche in senso lato, che ricompaiono anche nel Nordafrica), è presente dalla Penisola Iberica a nord fino alla Gran Bretagna e alla Scandinavia meridionale, a est fino al Mar Nero, Caucaso, Asia Minore e catene montuose nordafricane.
In Italia il tasso è presente in tutto il territorio italiano ma non è comune allo stato spontaneo. I popolamenti più notevoli sono quelli della foresta umbra nel Gargano.

Specie protetta a livello regionale (VEN, EMR, TOS, UMB, LAZ, ABR, BAS, CAL)



Habitat:
Albero proprio della fascia montana temperata, con clima suboceanico, caratterizzato da inverno nevoso, ma non gelido, ed estate relativamente tiepida e umida.
Specie sciafila (preferisce cioè non essere esposta direttamente ai raggi silari) che vive nei boschi ombrosi e preferisce i suoli calcarei, ma non forma boschi puri, ma si mescola al faggio, all'agrifoglio e agli aceri tra 300 e 1600 m s.l.m., tenenendosi ai livelli inferiori sulle montagne interne dell'Europa e a quelli superiori nell'area mediterranea.
(in Sardegna sono presenti alcune parcelle integrali)

La famiglia delle Taxaceae include 5 generi ma è rappresentata in Europa solo da Taxus baccata L. Globalmente il genere comprende circa 8 specie distribuite in Asia e Nord America.



Etimologia:
Il nome del genere può derivare dai lemmi greci:Taxon (velenoso) o Taxis (fila) infatti quasi tutte le parti della pianta sono velenose e le fogli sono disposte su due file. Sin dall'antichità si utilizzava per la produzione di archi e frecce per la sua elasticità, tenacità e resistenza.
L'epiteto specifico dal latino 'baccatus, -a, -um', allude ai frutti simili alle bacche.

Proprietà ed utilizzi:
Le foglie e i semi del tasso sono velenosi, contengono un alcaloide diterpenico estremamente tossico, la tassina. Le foglie posseggono un'azione emmenagoga, spasmolitica, stimolante, abortiva, ma per la loro tossicità e difficoltà di dosaggio non vengono impiegate. Dalla corteccia e dalle foglie del tasso californiano (Taxus brevifolia Nutt.) è stato isolato un principio attivo attualmente in via di sperimentazione chemioterapica contro alcune forme di cancro.
L'unica parte edibile non tossica della pianta è l'arillo carnoso, di sapore dolciastro, gradito dagli uccelli che così ne favoriscono la disseminazione.
Il legno estremamente elastico e tenace è durissimo e pesante, di grana molto fine ed omogenea, con alburno bianco e durame rossastro, ed è molto ricercato e usato in lavori di tornio e in ebanisteria.
E' inoltre spesso coltivata a scopo ornamentale anche in numerose varietà orticole ibride nei parchi e giardini in quanto sopporta bene sia l'inquinamento che le potature e si adatta all'arte topiaria nei giardini all'italiana.

Nomi sardi: Eni, Tasuru, Longu fresu.

Da FORUM ACTA PLANTARUM



Il gongilo sardo
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Il gongilo sardo




Chalcides ocellatus tiligugu
Phylum: Chordata
Classe: Reptilia
Ordine: Squamata
Famiglia: Scincidae
Nome sardo: Tiligugu, tzabagugu

Origine zoogeografica: Mediterranea

Areale di Distribuzione: La specie Chalcides ocellatus è distribuita in Africa settentrionale, Grecia e Asia sud occidentale. In Sardegna, in Sicilia e Maghreb è presente la sottospecie C. oscellatus tiligugu. Nell’Isola il Gongolo sardo è diffuso su tutto il territorio, tranne forse alle quote più alte.

Identificazione: Gli adulti possono raggiungere i 30 cm di lunghezza, anche se le dimensioni sono solitamente minori, la coda rappresenta quasi la metà della lunghezza totale. Si tratta di uno scinco con il corpo allungato, lucido e con la testa corta e poco appuntita. La coda è visibilmente più fine del resto del corpo e le zampe, non sono adatte alla deambulazione ma servono unicamente a sorreggere il corpo e presentano 5 dita corte. La colorazione varia dal fulvo al marrone pallido o grigio – verde olivastro e presenta il caratteristico disegno ad ocelli bordati di scuro.chiari sul dorso e sui fianchi. Le parti inferiori sono solitamente bianco giallastre.



Habitat ed Ecologia: Vive nei luoghi soleggiati e aridi, come le zone sabbiose, la macchia in prossimità delle spiagge, nelle vigne e nei campi, nelle aree ruderali, ma anche nei giardini. Spesso si nasconde nelle fessure delle rocce o nei buchi sul terreno, ma può agevolmente scavare nella sabbia soffice o tra i grovigli della vegetazione. Si nutre di vermi, insetti e artropodi che preda sul terreno o anche sottoterra. Trascorre la latenza invernale, da novembre a marzo, nel sottosuolo o sotto grandi massi. E’ predato prevalentemente da uccelli rapaci, dalla volpe e dal biacco.

Riproduzione: La specie è ovovivipara e la femmina “partorisce” da 3 a 10 piccoli per volta, lunghi 4 cm e indipendenti.



Fattori di minaccia: Pressione antropica degli habitat

Status di conservazione: La specie non è minacciata di estinzione

Grado di protezione: Convenzione di Berna (legge 503/1981, allegato III).

Da SARDEGNAforeste.
La prima foto è di Caterina Azara



IL BIACCO
(Hierophis viridiflavus)
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Il biacco (Hierophis viridiflavus Lacépède, 1789), precedentemente classificato come Coluber viridiflavus è un serpente frequente nelle campagne e nei giardini, sia in terreni rocciosi, secchi e soleggiati, sia in luoghi più umidi come le praterie e le rive dei fiumi. È detto anche "milordo" o "colubro verde e giallo".

DESCRIZIONE
La sua colorazione è dominata nelle parti superiori dal nero, il ventre è di colore chiaro. Il capo e il dorso hanno screziature di color giallo formanti un reticolo irregolare che, a partire dal basso ventre e fino all'estremità caudale assume l'aspetto di un fascio di linee longitudinali giallo-verdastre (circa venti), ma nel Meridione e nelle isole le popolazioni sono prevalentemente melaniche.

In media gli adulti raggiungono i 120–130 cm; eccezionalmente può arrivare a 2 m.

Occhio in contatto con almeno 2 sopralabiali; 187-212 vertebre nei maschi e 197-217 nelle femmine. 97-124 paia di sottocaudali nel maschio e 91-119 paia nella femmina. 19 squame dorsali.
Negli adulti la colorazione di fondo delle parti superiori è verde-giallastra. I piccoli invece presentano, fino all'età di un anno, una colorazione caratteristica: la testa presenta già il reticolo giallo e nero mentre il resto del corpo ha una tonalità grigio-celeste uniforme. Diversamente dalla biscia d'acqua, le squame del dorso sono completamente lisce.
È un serpente molto agile e veloce (fino a 11 km all'ora), ottimo arrampicatore e buon nuotatore.



BIOLOGIA
E' una specie diurna. Si difende in modo primario con una velocissima fuga, spesso verso un rifugio sicuro; quando viene bloccato dispensa rapidi morsi non particolarmente potenti. Si nutre di altri rettili (in particolare piccoli sauri ed altri serpenti, dalle bisce d'acqua alle vipere), di uova di uccelli e nidiacei (o anche adulti di specie piccole), di piccoli mammiferi (in particolare topi e ratti) e anfibi anuri, urodeli e apodi; occasionalmente nuota agilmente in immersione, alla ricerca di piccoli pesci. Spesso lotte con alcuni animali, ramarri, lucertole ocellate, rospi di grandi dimensioni, possono avere esito ambiguo, così che la preda diventa predatore e viceversa. Se disturbato dall'uomo, preferisce la fuga. Se afferrato, non esita ad affrontare l'aggressore e a difendersi vigorosamente con ripetuti morsi, tuttavia poco pericolosi, in quanto è completamente sprovvisto di veleno e di denti atti ad iniettarlo.



RIPRODUZIONE
E' specie ovipara. La femmina depone da 5 a 15 uova ai primi di luglio che si schiuderanno tra agosto e settembre, dopo una incubazione di 6-8 settimane. Il maschio durante l'accoppiamento morde la femmina sulla nuca nell'intento di immobilizzarla.

DISTRIBUZIONE
Lo si incontra nel nord-est della Francia, nel sud della Svizzera, in Italia, in Slovenia, in Croazia, in Malta. Esiste una popolazione introdotta in tempi remoti sull'isola di Gyaros in Grecia.



In Italia la specie non sembra essere minacciata, in quanto molto adattabile, ed è comune in tutte le regioni.



Nell'onomastica latina "viriflavus" deriverebbe da "virdis-e" (verde) e "flavus" (giallo), colori del soggetto esaminato da Bernard-Germain-Etienne de la Ville-sur-Il-lon, conte di Lacèpedè. In quella italiana biacco potrebbe derivare dal longobardo biach (pallido) equivalente al francese beich attraverso il latino medioevale blaca, attestato a Verona nel 1319. Così erano chiamati "i piccoli serpenti dal corpo pallido trovati nelle zone rurali". L'attuale biacco è attinto dal toscano e venne usato per indicare "serpente agilissimo e non velenoso, giallo e verde, macchiettato di nero" da autori come Pascoli, D'Annunzio e Tozzetti.

Da Wikipedia.



IL CARNEVALE DI OTTANA
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Il Carnevale di Ottana affonda le sue radici in tempi antichissimi e perpetua una tradizione mai interrotta, mettendo in risalto il passato e l’identità culturale della comunità che ha le sue origini nel mondo agro pastorale.



Volendo oggi descrivere, più che interpretare, il Carnevale e le sue maschere tradizionali, si può dire che, in occasione delle manifestazioni carnevalesche, vengono riproposte scene della vita quotidiana del mondo contadino.



Le maschere descrivono, attraverso spontanee interpretazioni estemporanee che si sviluppano in una sorta di canovaccio, personaggi, ruoli e le innumerevoli situazioni della vita dei campi, quali l’aratura, la semina, il raccolto, nonché la cura, la domatura, la malattia, la morte degli animali.



Il Carnevale costituisce una delle ricorrenze più attese dalla popolazione ottanese che da sempre partecipa in maniera spontanea e s’identifica nella ricchezza culturale e nel profondo senso di appartenenza alla propria cultura.



La caratteristica principale del Carnevale è data dalle particolari maschere de Sos Merdules che rappresentano, genericamente, con questo unico termine, le maschere de Sos Boes e di altri animali, quali: Porcos, Molentes, Crapolos.



Il Carnevale che con le sue maschere per tre giorni impazza per le vie del paese, a partire dalla domenica di quinquagesima, fino al martedì che precede il mercoledì delle ceneri, inizia in realtà la sera del 16 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, quando, dopo la funzione religiosa che termina con la benedizione del falò (su Ogulone) in piazza, le maschere fanno la loro prima uscita e si radunano intorno al fuoco.



È in questa occasione che il sacerdote consegna “S’Affuente”, un piatto di rame lavorato a sbalzo con motivi decorativi e una scritta in caratteri alemanni (si presume di origine celtica), utilizzato anche durante i riti della Settimana Santa (lavanda dei piedi e per mettere i chiodi che vengono tolti al Cristo il venerdì Santo durante la cerimonia de “S’iscravamentu”, deposizione dalla Croce).
Il piatto diventa uno strumento musicale che percosso verticalmente con una grossa chiave dà il ritmo al ballo tipico di Ottana, l’antico “Ballu de S’Affuente”.
Altri strumenti musicali sono “s’òrriu”, un cilindro di sughero con la parte superiore ricoperta da un pezzo di pelle di animale dal quale pende una correggia che, intrisa di pece e fatta scorrere all’interno con la mano, produce un suono roco e prolungato che spaventa le bestie e disarciona i cavalieri; “su pipiolu”, uno zufolo realizzato con canna palustre.



Un altro aspetto significativo della tradizione del carnevale è costituto da alcune specialità alimentari tipiche, quali “sas gazzas” di cui si è già parlato; “sas savadas” (dolce di formaggio filante ricoperto di pasta, fritto nell’olio bollente e servito con il miele e/o con lo zucchero); “sa pasta violada” (dolce di pasta lavorata con lo strutto, fritta nell’olio bollente), “sas origliettas” (dolce di pasta sottilissima tagliata a striscioline, fritto nell’olio bollente e condito con il miele.
Inoltre, “sos culurzones” (ravioli) di formaggio e/o di ricotta, “sa galadina” (gelatina di carne di maiale) e ancora salsicce, prosciutto, pane “carasau”, formaggio e vino locale.

Sos Merdùles, ossia gli uomini, i contadini, vestiti con mastruche (pelli bianche o nere) o con vecchi abiti maschili della tradizione locale, con il viso coperto da maschere lignee, dai tratti spesso deformati, forse per raffigurare la fatica del lavoro e della vita nei campi. Procedono lentamente, ricurvi. Tengono con una mano le redini ( sas soccas ) che guidano Sos Boes, uno o più di uno, e con l'altra mano si appoggiano ad una sorta di bastone che usano anche per tenere a bada Sos Boes.

Sos Boes indossano pelli di pecora o abiti vecchi della tradizione locale e portano in spalla una cintola, generalmente di cuoio, da dove pendono dei campanacci.
Sono tenuti dalle redini del Merdùle, il viso coperto da "sas caratzas" (maschere di legno lavorate ad intaglio) con sembianze bovine, con corna più o meno lunghe, con due foglie intagliate lungo gli zigomi ed una stella sulla parte frontale. La stella rappresenta il marchio distintivo di un vecchio artigiano locale.



Sa Filonzana, un uomo travestito che rappresenta una vecchia di cui tutti hanno paura: piegata dall'età, sempre vestita di nero e con il volto nascosto da una maschera lignea, oppure dipinto con la fuliggine che contrasta col bianco di una dentiera ricavata da una patata. Ha fra le mani il fuso, la canocchia e la lana fila e predice un futuro più o meno prospero o infausto, a seconda della qualità del vino che le viene offerto. Oggi ha anche le forbici, come l'antica Parca della vita.



Sos Porcos e Sos Molentes, maschere di maiale e di asino, sono presenti nel carnevale, ma in minor numero. Il maiale, vestito di pelli o altro, il viso coperto da una maschera lignea, è dotato di un solo campanaccio come nella realtà della vita dei campi e chi lo conduce porta sempre con sé "sa panastra" una stuoia di giunco sopra la quale si coricano i maialini per succhiare il latte (leggi vino) dalla scrofa.

Su Cherbu (cervo) e Su Crappolu (capriolo) sono, anch’esse, maschere presenti nel carnevale, ma più rare.

Sas Mascaras Serias, (uomini e donne di tutte le età e condizioni) procedono saltellanti e con movenze di danza, vestite in modo eccentrico, ricoperte di abiti vecchi, lenzuola, copriletti e persino tappeti da tavolo, rappresentano lo spirito goliardico che stravolge il senso dell’esistenza.




I chiodini o famigliola buona
(Armillaria mellea)
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Questo tipo di fungo cresce in gruppi di numerosi individui ai piedi di alberi sia vivi che morti; le sfumature di colore variano a seconda dell'albero che li ospita e possono andare dal giallo miele sui gelsi al giallo scuro sulle querce e anche rossastro sulle conifere. Il suo cappello può raggiungere un diametro di 10 centimetri e la sua carne è bianca, leggermente fibrosa e di sapore leggermente acidulo; il gambo presenta un anello biancastro nella parte superiore. I funghi chiodini non vanno confusi con altre specie simili e tossiche del genere Hypholoma che possono avere lo stesso colore e crescere nello stesso habitat. Esistono comunque delle differenze sostanziali tra le specie tossiche ed i chiodini: le lamelle dei chiodini sono di colore biancastro mentre sono giallo verdastre nella specie velenose di Hypholoma; nei chiodini abbiamo la presenza di un anello biancastro, mentre gli altri hanno una sorta di cortina bianco giallastra.



L'armillaria mellea vive sulle ceppaie di diversi alberi come salici, gelsi, querce, abeti, larici e cresce quasi sempre in numerosi gruppi che sono composti solitamente da 10 a 30 individui. I chiodini sono comunissimi in tutte le zone d' Italia dove fanno la loro comparsa in autunno soprattutto nelle zone particolarmente umide. I chiodini migliori sono quelli che crescono sui salici i pioppi e le querce.

HABITAT, RACCOLTA E COMMESTIBILITA'

I chiodini sono funghi mangerecci che vengono raccolti in grandi quantità in quanto molto conosciuti e difficilmente confondibili con specie nocive; da preferire la raccolta dei cappelli in quanto il gambo risulta essere più fibroso e di gusto più acidulo. Questo tipo di funghi si presta molto bene ad essere consumato in umido, si consiglia però di sottoporlo ad una cottura prolungata per renderlo così più digeribile. E' buono anche conservato.Curiosità Armillaria melleaSecondo antiche testimonianze l'armillaria mellea veniva anche chiamato "l'asparago dei funghi" proprio per il fatto che solo il suo cappello si prestava ad essere consumato un po' come gli asparagi in cui la parte più tenera e commestibile è rappresentata dalla estremità superiore.
Il chiodino quando è crudo non è commestibile; lo diventa solo dopo un abbondante periodo di cottura e possibilmente dopo aver cambiato più volte l'acqua di cottura. Vanno evitati gli esemplari vecchi e soprattutto i gambi che sono indigesti. Da notare che durante la bollitura la carne dell'armillaria mellea diventa molto scura.



Si sono verificati dei casi di disturbi intestinali, a livello di digestione ,da esemplari di Armillaria mellea che sono stati congelati immediatamente dopo la raccolta; pare che alcune sostanze nocive presenti nel fungo si fissino in modo permanente con la congelazione e anche una cottura prolungata dopo lo scongelamento pare non sia sufficiente ad eliminare queste sostanze. Per questo motivo si sconsiglia di cogliere i chiodini dopo eventuali gelate notturne.
I chiodini non sono una specie di fungo facile da metabolizzare, non è quindi consigliato un consumo eccessivo dello stesso.Etimologia Armillaria melleaLa parola deriva dal latino armilla che significa braccialetto, armillaria sta a significare qualcosa attinente al braccialetto, in questo caso a causa dell'anello che caratterizza i chiodini. La parola latina melleus significa invece attinente al miele, proprio in riferimento al tipico color giallo miele dei chiodini

Da Mister loto - Conoscere i funghi










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